Q&A con l’Assessore alla Cultura, Filippo del Corno

Mercoledì 1 giugno, nel nostro coworking Avanzi – BarrraA, abbiamo organizzato un bellissimo incontro con Filippo del Corno, Assessore alla Cultura di Milano e candidato al Consiglio Comunale nella lista SinistraxMilano, per un Q&A con musicisti, creativi e imprenditori della cultura milanesi, in vista delle elezioni comunali del 5 giugno in cui i cittadini sono chiamati ad eleggere il nuovo Sindaco della città che succederà a Giuliano Pisapia.

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Un incontro che non voleva essere un sunto delle iniziative o delle scelte intraprese dall’Amministrazione in questi cinque anni, ma piuttosto un momento di confronto con chi di cultura vive o aspira a vivere. Filippo del Corno ha accettato il nostro invito e ha risposto alle numerose domande provenienti dal pubblico. Ne condividiamo alcune con tutti i nostri lettori.

Matteo Bartolomeo, presidente di Avanzi e CEO di Make a Cube3, gestore diretto del coworking ove è avvenuto l’incontro, ha da subito rotto il ghiaccio introducendo lo spazio e le realtà che vivono e lavorano in Avanzi – BarraA, molte delle quali a stretto contatto con artisti, creativi, enti pubblici e privati, provenienti dal mondo della cultura. Una delle riflessioni poste da Bartolomeo è legata alla distribuzione culturale della città:

Matteo (Make a Cube3): “Milano ha una piattaforma distributiva molto importante nel mondo della cultura, ma forse la città non ha ancora sviluppato un’avanguardia qualitativa all’altezza… cosa ne pensa?”

FdC: “Vedo in questa città una distribuzione culturale che nel tempo è cresciuta a livello esponenziale e vedo anche un valore di produzione sempre più alto che riesce a trovare nella città un forte radicamento. Spesso dico sempre una cosa un po’ provocatoria: il virtuosismo culturale è cresciuto talmente tanto che spesso si crea una dispersione nella domanda. Quello che dunque dobbiamo fare è soddisfare maggiormente la domanda rispetto all’offerta. 

Le grandi istituzioni dovrebbero sviluppare delle strategie, non soltanto di promozione, ma anche di ingaggio, soprattutto per le generazioni più giovani. Il ruolo dell’Amministrazione, qui, non può che essere quello del reagente chimico che facilita i corti circuiti. Ad esempio, una cosa che mi ha stupito favorevolmente, quando da Assessore e facilitatore ho organizzato un incontro assolutamente bizzarro tra un’istituzione classica e consolidata come La Scala e il Milano Film Festival, una realtà giovane e innovativa. Li ho messi intorno a un tavolo affinché lavorassero a un progetto che poi si è concretizzato nella proiezione del film Metropolis con la realizzazione della colonna sonora suonata dal vivo da parte della Filarmonica de La ScalaLe istituzioni devono diventare veicoli produttivi adatti a incubare progetti nati dal tessuto associativo, nati dal basso. Noi abbiamo prodotto un costante stimolo alle istituzioni affinché aprissero di più le porte alle realtà produttive del territorio. Oggi ad esempio chiediamo ai teatri convenzionati col Comune di Milano di ospitare in residenza almeno una compagnia giovane, con prospettiva multidisciplinare, e fare in modo che le case produttive del teatro milanese diventino degli spazi di coworking teatrale. 

Claudio (MusiCraft): “Tornando sul tema “domanda-offerta”. Viviamo un momento in cui l’offerta supera di gran lunga la domanda. Come si può avvicinare il pubblico alle innumerevoli iniziative proposte?

FdC: “Credo che questa sarà una delle più grandi sfide del prossimo mandato. Non ho una risposta immediata, però ho tre direzioni sulle quali rifletto da tempo.

  • La prima è la questione del territorio. Non ci sono più i consigli di zona, ma le municipalità. Le municipalità diventano sempre più forti nel legame con i propri territori, sia in termini di deleghe, sia in termini di risorse per il cittadino. Le municipalità devono sviluppare un processo di promozione, di conoscenza e di diffusione della cultura, come esperienza di socialità, invitando i territori stessi a partecipare. Quindi, sviluppare una forma di invito e di creazione della domanda.
  • La seconda è la strada della ritualità sociale, un tema complesso, ma fondamentale. Milano sarà abitata sempre di più da etnie culturali diverse, molte delle quali – non dobbiamo avere paura di dirlo – non concepiscono la fruizione dello spettacolo dal vivo come un momento di condivisione di visita di insieme… Ci sono comunità per le cui famiglie andare a teatro o fare una visita al museo non sta nel loro DNA, non sta nelle loro tradizioni, non sta nelle loro abitudini. In questo senso, quello che dobbiamo fare è scatenare una grande azione all’invito alla ritualità sociale per il benessere delle comunità stesse.
  • Terza direzione: il patrimonio cognitivo, la più complessa di tutte. Dobbiamo fare in modo che tutti gli operatori della cultura, a livello locale ma anche nazionale, siano consapevoli del fatto che la loro azione sviluppa un incremento del patrimonio cognitivo della comunità che rende quella stessa comunità più fertile per il suo stesso sviluppo sociale ed economico. Quindi dobbiamo sviluppare, in coloro che sono rimasti esclusi dall’offerta culturale, la percezione che ciò che stanno facendo non è soltanto divertimento, ma è anche qualcosa di estremamente utile, perché in quel momento acquisiscono strumenti importantissimi per il loro inserimento in una società in continuo movimento e sviluppo.

Eleonora (Smartit): “Quello che riscontro ogni giorno con la mia cooperativa è la difficoltà da parte dei committenti di accettare contratti di lavoro e riconoscere quella dell’artista o del creativo un’attività professionale a tutti gli effetti. Qual è il punto di vista dell’Amministrazione? Cosa può fare per facilitare l’uscita dal lavoro in nero?

FdC: “Ho la sensazione che la battaglia sarà molto difficile. Questo per tanti fattori: da un lato l’espressione artistica viene spesso associata a una passione e non a una professionalità. Quante volte ci sarà successo di sentirci dire “Ah sei un musicista, ma di lavoro?” A me in genere dicono: “Ah sei un compositore! Pensavo fossero tutti morti!”. Lo strumento che noi abbiamo messo in campo per limitare il lavoro in nero è il controllo sui contribuenti. Facciamo in modo che i contributi pubblici vadano soltanto a strutture associative o realtà imprenditoriali che abbiano regolarizzato contratti di lavoro. Spero vivamente che la prossima Consigliatura metta mano al regolamento dei contributi. Perché ad oggi i contributi alle associazioni culturali vengono erogati attraverso un regolamento molto obsoleto, pensato solo per la funzione sussidiaria. Credo che il Consiglio di Milano debba dotarsi di un regolamento per i contributi alla cultura dove l’elemento di rispetto delle norme che regolano i rapporti di lavoro sia imprescindibile. Ad ogni modo il lavoro deve essere regolamentato e retribuito. Il volontariato è un atto di solidarietà importante per la città, ma occorre sempre distinguere tra volontari e lavoratori…

Claudio: “Dal convegno Musica Viva di ottobre scorso è venuto fuori un bellissimo documento di intenti: questi intenti verranno applicati? Come?

FdC: “Durante Musica Viva abbiamo proposto un patto, il Patto per la Musica. Abbiamo sviluppato alcune buone pratiche realizzate a Milano in questi cinque anni e abbiamo proposto questo Patto come modello nazionale, non tanto per dimostrare quanto Milano sia avanti, ma per facilitare l’avviamento di una struttura di buone pratiche su tutto il territorio nazionale. Un primo tema è stato quello della sicurezza in occasione di spettacoli dal vivo nei luoghi pubblici con l’intento di farlo diventare materia legislativa culturale. Su questo fronte stiamo spingendo parecchio, dialogando con il Governo e con il Parlamento. Un altro fronte: provare a considerare gli attori della filiera produttiva musicale, non più come degli avversari, ma come portatori di interesse che faticano a trovare conciliazione, e la conciliazione si trova attraverso la struttura dei Patti. Milano ad esempio è stato il primo Comune ad aver stipulato un Patto con la SIAE. Un Patto rilevante che durante i sei mesi di Expo ha prodotto un beneficio in aumento degli eventi sul territorio, dei programmi musicali e degli introiti, con una forte diminuzione del famoso deposito cauzionale. Questo Patto è stato nuovamente siglato, questa mattina, con il Presidente di SIAE affinché diventi un Patto permanente. Io sono convinto del fatto che, come è accaduto per le Unioni Civili, l’esempio di Musica Viva porterà a cascata benefici positivi magari nell’arco di due, tre o quattro anni… ma ne porterà perché abbiamo rotto un fronte. Un altro tema affrontato: la valorizzazione della musica dal vivo sul territorio… far coesistere il legittimo desiderio degli abitanti di tutelare le proprie ore di sonno e l’altrettanto legittima richiesta di produrre spettacoli dal vivo in luoghi di aggregazione, di divertimento e di ascolto della musica, è davvero difficile. Credo che a Milano, questa coesistenza, non possa che passare attraverso uno sviluppo nella capacità di raccontare la qualità di un presidio sociale che rappresenta la musica nelle zone in cui, in mancanza di questo presidio, si sviluppa invece criminalità e pericolo. Mi ricorderò sempre di questo incontro bizzarro con una anziana signora della Darsena in una delle riunioni con i residenti del quartiere che lamentavano il rumore provocato dai numerosi eventi nella nuova Darsena. Inaspettatamente la signora si avvicina e mi dice: “Ah no no, per me è bellissimo! Ora c’è un sacco di gente, un sacco di giovani, non mi devo più preoccupare di rientrare a casa anche di sera… Non mi sento mai sola e poi… io sono sorda!!!” Insomma, bisogna cercare di portare avanti una battaglia culturale, far capire l’importanza di convivere con la cultura come elemento di presidio sociale, ma questo sarà un percorso molto difficile e ne dobbiamo essere tutti molto convinti.

Filippo del Corno conclude l’incontro e ci saluta con questa conclusione:incontro con filippo del corno_musicraft3

Continuo a credere che la vera chiave di sviluppo dell’offerta culturale nella nostra città sia quella di garantirne una pluralità e un’eterogeneità e che l’Amministrazione debba avere un ruolo di facilitazione sempre più grande soprattutto con le realtà associative che di giorno in giorno costruiscono e portano valore aggiunto alla nostra città. 

E adesso, tutti a votare: http://elezioni.comune.milano.it/

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