All’Una E Trentacinque Circa: le belle storie di Carlo Prandini

Ventitré anni di storia vera, di dedizione e di grande passione per la musica. E’ l’intervista a Carlo Prandini, titolare dello storico live club All’Una E Trentacinque Circa di Cantù (CO). Cresciuto con la musica degli anni Settanta, la musica che ascoltava suo fratello maggiore, quella di cui poi si è innamorato. «Quando ero ragazzo, i miei genitori avevano una trattoria a Cantù, un posto molto bello al quale sono sempre stato legato» Nel 1992 (aveva poco più di trent’anni) insieme a suo fratello, decise di dare vita a quello che oggi è diventato All’Una E Trentacinque Circa. «Eravamo all’interno della trattoria: un piccolissimo locale, che poteva ospitare concerti altrettanto piccoli, che nasceva per portare a Cantù della buona musica. Non c’era una progettualità, non era un’idea studiata a tavolino, era frutto della nostra passione. E adesso sono passati ben 23 anni!»

>> Come nasce il nome del locale?

Era il 1990. Un giorno un mio caro amico, Denis Innocentin, noto giocatore di pallacanestro di Cantù (purtroppo deceduto all’età di 29 anni), mi portò il disco di Vinicio Capossela, “All’Una E Trentacinque Circa” appunto. Ai tempi non conoscevo benissimo la sua musica, ma quando ascoltai la canzone “All’Una E Trentacinque Circa“, pensai che sarebbe stato il nome perfetto per il mio locale.

L’esercente … lui guadagna sempre poco, tasse Iva e forniture, mamma mia quante paure. Con gli incassi son dolori per pagare i suonatori, per pagare i suonatori …

La canzone parla di clienti, gestori di locali e musicisti, un trittico pericoloso, un testo che trovavo attuale e lo ritengo ancora oggi! Vai ad ascoltarla, vedrai. Con Denis passavamo le notti ad ascoltare musica. Ho condiviso con lui momenti bellissimi. Peccato che non abbia fatto in tempo a godersi l’apertura del locale. E’ una di quelle cose che più mi rattrista. Gli sarebbe piaciuto…

>> E come hai iniziato a organizzare i primi concerti?

carlo carlini_all'una e trentacinque circa_musicraft

Carlo Carlini (promoter)

Ai tempi andavo sempre nel Varesotto a sentire i concerti organizzati da un promoter locale che portava dei nomi importanti del rock americano. Lo seguivo sempre. Poi  un giorno andai da Carù Dischi – storico negozio di Gallarate – e chiesi al proprietario il nome di tale promoter: era Carlo Carlini, uno dei più grandi promoter italiani che ha portato la vera musica americana sui nostri palchi, ai più sconosciuta. Lo contattai e gli chiesi se gli andava di organizzare dei concerti anche nel mio neonato locale. E così iniziò l’avventura. Era un vero appassionato, una persona umile e sincera, dalla quale ho imparato molto negli anni. Anche il buon Carlo se ne è andato qualche anno fa, ma io gli ho dedicato un angolo vicino al palco, per ricordarlo. 

Il primo grande concerto è stato quello con Joe Henry, cantautore americano di altissimo livello che ad oggi fa il produttore discografico. Pensa che è sposato con Melissa Ciccone, la sorella di Madonna! E poi tanti altri nomi: da Steve Young a Howe Gelb, da Grant Lee Buffalo a Joe Hely, e poi Josh Haden & Spain, Mary Gauthier, Popa Chubby, The Holmes Brothers, Eugenio Finardi, Freak Antoni. Credo di aver perso il conto! Il locale era davvero piccolo, ma anche con cinque o dieci persone facevamo dei concerti straordinari, intimi, sentiti. Promuovere un concerto venti anni fa era tutta un’altra storia: si andava al negozio di dischi ad appendere la locandina, si parlava tra di noi appassionati, si viveva di passaparola. Non ho niente contro i social network, però che gran soddisfazione era!

>> Quindi negli anni sei riuscito a trasformare un sogno in realtà, anche con l’aiuto di Carlo Carlini e a rendere il tuo locale un punto di riferimenti per il comasco. Oggi Carlo non c’è più, ma collabori con delle realtà locali, figlie degli anni duemila: cosa comporta lavorare con degli operatori così giovani?

Natale Con Chi Vuoi 2015 (Mondovisione)

Natale Con Chi Vuoi 2015 (Mondovisione)

Ci scambiamo l’esperienza! Dopo alcuni anni passati con Carlo, decisi di prendere in mano la situazione e occuparmi personalmente della direzione artistica. Il locale era cresciuto in termini di visibilità ed erano molti gli artisti, anche di fama, che si proponevano All’Una E Trentacinque Circa. E così sono andato avanti per molti anni, fino a quando, nel 2011, decisi di aprire un locale più capiente, anche per ospitare produzioni più grandi (l’attuale sede). Da lì ho iniziato a collaborare con diverse realtà locali, relativamente giovani, come La Frequenza, Musicisti di Como o Mondovisione

Lavorare con loro significa poter dare spazio anche agli emergenti e all’indie italiano. Io ho cercato di trasmettere loro la mia esperienza. Loro mi hanno aiutato a conoscere e ad apprezzare generi e artisti che sino ad ora tenevo meno in considerazione. Ed oltre ad essere stimolante, è importante che questo locale dia spazio a tutta la bella musica che c’è: l’importante – come dico sempre a loro – è che sia di qualità. Abbiamo fatto lo sforzo di venirci incontro, di allinearci e di organizzare concerti e serate affini alla storia del locale. Perché l’identità di un locale è fondamentale. Rivedo molto di me in loro e adesso ho totale fiducia nelle loro proposte: questa è una bella sensazione. 

>> E cosa, invece, con i giovani musicisti di oggi?

Ricevo molti musicisti nel mio locale e tanti mi scrivono per propormi serate e concerti. Quello che noto è che l’atteggiamento nei confronti di noi esercenti è spesso poco riguardoso, e dispiace. C’è molta poca umiltà e l’approccio, generalmente, è sbagliato. Entrano qua dentro, chiedono una data, un cachet, lasciano il materiale e se ne vanno. «Fammi capire chi sei. Dimostrami il tuo interesse. Fammi capire che il mio locale ti piace realmente e che non lo fai per cento euro. Vederti a qualche concerto non mi dispiacerebbe. Poi magari a fine serata ci beviamo una cosa insieme e mi racconti di più» Ecco. Questo vorrei che accadesse più spesso. Ritengo che la musica sia un lavoro, proprio come lo è per me o per il fonico del locale, e tratto tutti i musicisti come artisti e lavoratori. Quando qualcuno si propone nella maniera giusta, quando un progetto mi piace, quando trovo qualcuno di convincente sono il primo che si mette in gioco e che rischia. Nelle serate che ritengo più rischiose (magari con artisti meno noti o che arrivano da fuori) cerco di inventarmi un contenitore per sostenere la serata. E mi piacerebbe, ogni tanto, essere sostenuto anche dagli artisti che si propongono. 

>> Quindi All’Una E Trentacinque Circa, oggi, propone diversi generi musicali, diverse tipologie di concerti, per target diversi. Ma comunque proposte selezionate che rispecchiano l’identità del locale. Quale è solitamente il seguito del locale?

Quello che io chiamo il “mio pubblico”, ossia quello affezionato, che frequenta il locale dalla sua apertura è un pubblico di nicchia: generalmente sono persone dai quaranta anni in su, stranamente non di Cantù (!) ma provenienti da città limitrofi. Questo è il target che segue gli eventi international o dei grandi artisti, disposto a pagare un ingresso anche più oneroso.

La situazione cambia completamente nelle serate in cui a suonare sono gli emergenti. Mi sono sempre domandato come mai e cerco sempre di confrontarmi con il mio pubblico, ma a quanto pare c’è una chiusura ancora troppo grande rispetto alle nuove proposte. E’ una cosa che un pò mi fa soffrire. Anche io mi sono dovuto aprire a un certo punto del mio percorso e non capisco perché non si riesca a fare altrettanto. Dall’altra parte, nelle serate dedicate agli emergenti, c’è sempre un bel pubblico di giovani (spesso non di Cantù, di nuovo!) che sembra coinvolgersi positivamente. E a me non dispiace affatto che i giovani vengano ad ascoltare band e cantautori di adesso. E’ giusto. Anzi… fosse sempre così!

>> Ingresso a pagamento o entrata libera?

Fino a qualche anno fa i concerti erano gratuiti. Adesso, con la crisi che c’è, non possiamo più permettercelo! E comunque diciamocelo: l’ingresso a pagamento è giusto. Non dico che bisogna necessariamente pagare cifre enormi, ma un ingresso simbolico credo sia giusto. Pagare un ingresso significa riconoscere e dare un valore a ciò che ti sto offrendo: a me che sto dietro al bancone, a chi ha organizzato la serata, a chi sta suonando sul palco. Preferisco avere meno pubblico ma un target più selezionato che rispetta il mio locale e il mio lavoro.

>> Immagino che questo locale ti tenga impegnato H24! Cosa fa un direttore artistico come te nei ritagli di tempo?

Bella domanda! Vado al cinema, a tanti bei concerti e a spendere quello che guadagno in dischi! Perché io compro ancora i dischi: almeno quattro o cinque al mese. Non sono tipo da Spotify e la mia casa è un museo di dischi! Quando ho voglia di concerti vado a Milano: al Blue Note, alla Salumeria della musica e poi dal mio amico Max del Nidaba sui Navigli. Poi cerco di stare al passo con i tempi leggendo riviste musicali, inglesi e italiane, come Buscadero Jam e ultimamente anche i blog più giovani come Indie-Roccia. Sai, uno dei ragazzi viene spesso qui a trovarmi!

>> Secondo te quale è stato il segreto del successo All’Una E Trentacinque Circa?

La coerenza. L’aver dato e mantenuto un’identità al locale. La qualità delle proposte. Credo siano stati questi i punti di forza All’Una E Trentacinque Circa. E credo anche che sia l’obiettivo più difficile, soprattutto oggi. E’ giusto adattarsi ai cambiamenti che impone il mercato, ma senza perdersi. E chi frequenta il mio locale, lo sa!

>> Quale è stato, sinceramente, il concerto più bello che hai ospitato e che ricordi con grande emozione?

Difficile dirti quale è stato il più bel concerto. Ne abbiamo fatti talmente tanti… Ma ricordo con piacere una serata nel vecchio locale con Tom Russell, cantautore country americano. Era il 1995 (credo!) quando organizzammo il suo concerto. In quella stessa sera, a un certo punto, entrò anche Rick Danko, lo conosci? Storico membro dei The Band, il gruppo canadese che negli anni Sessanta accompagnava Bob Dylan. Io adoro Bob Dylan. Quando lo vidi entrare non volevo crederci. Feci anche fatica a riconoscerlo. Me lo ricordavo nel film “L’Ultimo Valzer” di Scorsese: Danko compariva più o meno all’inizio mentre gioca a biliardo… Insomma, ero emozionato forte. Sai che da giovane aveva avuto anche una relazione con Janis Joplin!? Comunque. 

Patrizia gli cucinò un piatto di gnocchi e lui non fece che ringraziarla per tutto il tempo, come se gli avesse offerto chissà cosa! Il pubblico cominciò ad acclamarlo e lui salì sul palco. Suonò uno dei miei brani preferiti di Dylan: “Blind Willie Mctell”. Purtroppo all’epoca non c’erano i telefonini, ma ho ancora le foto a casa! Bel ricordo, si.

>> L’intervista prosegue con svariati racconti e aneddoti sulla storia di Carlo e del All’Una E Trentacinque Circa. Storielle che solo gli affezionati e i più curiosi possono apprezzare! … Buona continuazione! 

«E poi ovviamente la sera in cui entrò Vinicio! Venne a Cantù per uno spettacolo con Paolo Rossi. Gli mandai un telegramma, ma non fece in tempo ad arrivargli perché quella sera, dopo il concerto, venne lui stesso nel locale. Quando mi dissero che stava entrando pensavo mi prendessero in giro. Non sapeva perché il locale si chiamasse così. Glielo raccontai. E la sera dopo fece un concerto all’una di notte! E da quella sera, per quattro anni consecutivi, è venuto a suonare qua! Poi è diventato troppo famoso!»

Bobo Rondelli

Bobo Rondelli

«Ma ti dirò che il mio cuore appartiene a un altro cantautore italiano (che piace tanto anche a te!): Bobo Rondelli. Io me ne sono innamorato e gli voglio bene! Non vedo l’ora che torni»

Viaggio d’andata… senza ritorno… bella Livorno…!

Glen Hansard

Glen Hansard

«Però… il mio sogno è portare Glen Hansard All’Una E Trentacinque Circa. Ma sai cosa ha fatto a Lucca lo scorso anno? Era in villeggiatura con la famiglia. La sera doveva andare a vedere Nile Rodgers in piazza. E’ entrato in un negozio di dischi (il proprietario era un fan accanito di Glen). Si sono parlati. Glen ha comprato un disco e dice al tipo del negozio che la sera va a vedere il suo amico Rodgers. Anche il tipo ci andava. E a fine concerto si è sentito chiamare: Glen lo ha riconosciuto e lo ha invitato a bere. Puoi immaginarti l’emozione di questo qua! E allora questo tizio ne approfitta per chiedergli come era possibile organizzare un suo concerto a Lucca. E Glen gli risponde “Si può fare domani?”. Insomma, alla fine della storia, concerto gratuito di un’ora e mezza a casa di un amico. E allora… se c’è riuscito lui, posso farcela anche io, no?!»

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *