Costruire una scena SEMISUONAndo – cronache da EXYT #1

Uno dei temi che ci stanno più a cuore, all’interno di MusiCraft, è quello legato all’importanza della presenza di una “scena”, ovvero, per dirla con David Byrne, cantante e leader dei Talking Heads, nel suo libro “Come funziona la musica”: “quel momento particolare in cui una fioritura creativa sembra scaturire da un certo contesto sociale”.

Durante l’evento EXYT, lo scorso 24 ottobre, abbiamo deciso di dedicare uno dei tavoli di confronto a questo tema: il panel “Quelli tra scena e realtà” è stato ideato con lo scopo di rispondere a due semplici domande: “cosa vuol dire costruire una scena?” e “è possibile creare i presupposti per permettere la nascita di una scena?”. Abbiamo messo a confronto diverse esperienze nelle quali si percepisca o si sia percepito lo svilupparsi, almeno in parte, di questo tipo di fioritura.

Tra i relatori della conferenza c’erano Alessandro Rinaldi de I Distratti, una delle realtà più importanti a Milano per l’organizzazione di eventi live legata al circuito indipendente; Roberto Esposito, fondatore de La Casa 139, che a Milano è stato per otto anni un punti di riferimento per artisti, pubblico e operatori; Barnaba Ponchielli di Sangue Disken, che organizza, oramai da alcuni anni, diversi eventi live presso il ristorante Gattò, anch’esso diventato un appuntamento sempre molto affollato di artisti e pubblico e infine Daniele Celona, artista torinese emerso anche grazie alla presenza di una scena solida e sinergica nella sua città.

Nel suo libro, Byrne individua alcuni fattori che permettono di prevedere se in un certo contesto si stia effettivamente sviluppando una scena.
I fattori di cui parla sono molteplici: il primo, fondamentale, è la presenza di un locale in cui gli artisti possano presentare il proprio materiale, un posto che abbia le caratteristiche per diventare un punto di ritrovo per artisti e pubblico, un luogo interessante da frequentare, a prescindere da chi vi suonerà. Magari un luogo in cui ci siano degli effettivi limiti tecnici, che mettano gli artisti nella condizione di doversi arrangiare e rinunciare agli “atteggiamenti da diva” e dare la possibilità al pubblico di interagire con gli artisti.
Un luogo del genere può diventare il rifugio di una comunità di artisti che, non sentendosi rappresentati dall’offerta musicale dominante, ha delle necessità espressive nuove e talvolta rivoluzionare, tali da fare nascere qualcosa di veramente originale, innovativo e genuino.

I partecipanti al tavolo ci hanno raccontato esperienze in cui almeno in parte queste caratteristiche sono, o sono state, presenti. Ci hanno raccontato di realtà in cui artisti non sempre affermati trovano uno spazio in cui esibirsi.
Per fare funzionare realtà come queste è necessaria una grande tenacia e costanza: Roberto Esposito ha raccontato con grande trasporto quanto credesse nelle serate del Caravanserraglio alla Casa 139, un laboratorio artistico con show di musica, racconti, improvvisazione sul palco e poesia. Un’avventura che nacque nei primi anni duemila con un pubblico non sempre numerosissimo, ma che col tempo divenne fulcro della scena cantautorale milanese.

Il panel quelli tra scena e realtà durante EXYT. Foto di Nicola Cordì.

Il panel quelli tra scena e realtà durante EXYT. Foto di Nicola Cordì.

Una storia simile è quella di Barnaba Ponchielli, che con costanza ha portato decine di artisti italiani e stranieri presso il ristorante Gattò. Oggi il lunedì del Gattò è un punto di ritrovo per habitué, pubblico generico, ma anche artisti e operatori. Il fatto che le serate del Gattò avvengano in un ristorante è stato sia un vantaggio, che uno svantaggio: se da una parte è stato più difficile fare in modo che questa esperienza si affermasse, l’informalità della situazione ha invece giocato a favore, creando un’atmosfera molto intima e rilassata.

Ma Milano è anche la città in cui gli emergenti possono passeggiare sotto i palazzi della Sony o della Warner e sognare di salire ai piani alti attraverso qualche via preferenziale, soprattutto oggi in cui siamo annebbiati dalla apparente visibilità che possono portare i talent show. Questo, secondo Alessandro Rinaldi dei Distratti, ha attirato tante persone anche da fuori Milano, musicisti che spesso cercano una via facile quanto talvolta dannosa, bruciando alcune tappe della gavetta che ogni artista dovrebbe fare.

Da questo punto di vista l’esperienza di Daniele Celona è emblematica: a Torino negli ultimi anni si sono affermati molti artisti che hanno fatto una lunga e faticosa gavetta, infatti oltre a Daniele Celona, ci sono i Nadár Solo, Bianco, Levante, gli Eugenio in Via di Gioia, ecc…
Tutto ciò è stato possibile grazie ad un grande rapporto di sinergia tra gli artisti, che spesso si sono tesi la mano ogni qual volta qualcuno riuscisse a fare un passo in più rispetto all’altro. Mettere da parte competizione e invidia e rinunciare allo “sgomitamento” hanno permesso a questi artisti di crescere insieme.

Ma tutto questo non è pensabile senza che la musica abbia contenuti, sia intrisa di cultura, senza che la musica sia la colonna sonora dei messaggi che si ha bisogno esprimere. È importante che nei luoghi dove si faccia musica, si parli anche di altro, oltre che di musica, in modo che questa perda un’autoreferenzialità fine a se stessa e acquisisca un valore più grande, quello di un veicolo che esalti dei messaggi.

Ma allora è possibile seminare? È possibile cercare di costruire un ambiente in cui ci siano le condizioni per costruire una “scena”?
Di certo non è possibile costruire una scena a tavolino, ma forse è possibile mettere in campo iniziative che favoriscano la creazione di sinergie tra gli artisti.

È quello che MusiCraft, Vanessa Falcone e Eleonora Montesanti cercheranno di fare nei prossimi mesi con il progetto SEMISUONA.

Logo seMIsuonaSEMISUONA è un progetto che nasce dalla volontà di SEMInare , ossia di gettare le basi per una scena musicale locale unita e compatta. Il suo scopo, dunque, è quello di far sì che musicisti e addetti ai lavori si incontrino in un terreno neutrale e socializzino, condividano, si ascoltino e si facciano ascoltare.

In che modo? Proponendo una volta al mese una jam session di musica e parole con artisti e operatori al fine di creare un microcosmo utile e funzionale per far suonare Milano.

Ogni sera si esibiranno otto artisti. Ognuno di loro avrà spazio sul palco per due brani, per una SEMIesibizione .
Durante il corso della serata interverrà un ospite speciale, che potrà essere un musicista esperto o un addetto ai lavori, col quale si creerà un dibattito.

Il primo appuntamento SEMISUONA è domani sera, 5 novembre 2015, all’Arci L’Impegno (via Bodoni 3) a partire dalle 21:00.

Ci saranno le esibizioni di: Andrea Oliva, Anthony Hed, Artemio, Lila, Giovanni Ghioldi, Les Fleurs des Maladives, Maudit, Ninfeanera.

E poi ci sarà un ospite speciale: Daniel Plentz , batterista dei Selton e parte dello staff di Musicraiser, che ci racconterà la sua esperienza di artista e quali eventi e scelte abbiano portato i Selton a diventare una delle band più affermate del mondo indipendente Milanese.

INGRESSO UP TO YOU + TESSERA ARCI

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