Cosa cerca il direttore artistico di un locale? Parla NoWords!

Vanessa Falcone: “L’arte ha bisogno di certezze e non di casualità.

Eleonora Montesanti per MusiCraft

 

No Words è un collettivo, una nuova formula di intrattenimento nella quale cultura, arte, musica, buon gusto ed eleganza si uniscono per raccontare la scena indipendente contemporanea e condividere occasioni di espressione creativa e partecipazione.  Abbiamo scambiato due parole con Vanessa Falcone, responsabile eventi di No Words.

 

no words3No words è una realtà culturale milanese molto particolare: tra le intime mura dello Spazio Senza Tempo il format che presentate è solitamente composto da un concerto rigorosamente acustico (o una performance teatrale) accompagnato da una mostra. Qual è lo scopo di questa contaminazione tra diverse espressioni artistiche?

Il collettivo NW nasce dall’esigenza e la voglia di fare posto all’arte in tutta la sua meravigliosa bellezza e da tre anni abbiamo trovato la nostra dimensione a “Spazio Senza Tempo” grazie a Gigi Marino e Roberta Cartisano che ci sostengono in questa avventura. Col tempo ci siamo accorti e convinti che l’unplugged necessita di un’attenzione che ricerchiamo ogni giorno nella vita quotidiana e quindi anche negli eventi che organizziamo con grande passione. Esporre in una mostra arte emergente durante i nostri eventi è la naturale conseguenza di come vediamo e sentiamo l’arte, “la cornice perfetta di un momento di condivisione”. Da questa stagione abbiamo integrato la presentazione di libri di editoria indipendente proprio prima del teatro, “Nell’attesa prima dello spettacolo…” un esperimento riuscito benissimo e che di sicuro continueremo a proporre.

 

Oltre all’indubbio valore artistico dei progetti, in base a quali altri elementi scegliete chi suonerà negli eventi targati No Words?

Quasi tutte le nostre scelte sono dettate dalle nostre preferenze artistiche. Ognuno di noi propone spettacoli teatrali, libri da presentare, progetti musicali o artisti da far esporre, ci sediamo a tavolino tutti insieme ad inizio stagione e capiamo chi deve essere contattato e in che modalità, dopo di che passiamo alla fase in cui valutiamo le proposte dei booking di cui ci avvaliamo per stima e fiducia. Capita anche che arrivano mail o telefonate di progetti molto interessanti a cui non riusciamo a dire di no pur avendo pochissime date a disposizione.

 

Sempre più spesso capita che i direttori artistici dei locali, o gli organizzatori di eventi in generale, basino le loro scelte su una categoria di artisti che rappresentano la tendenza del momento. Una scelta indubbiamente sicura, la quale, però, esclude un’enorme fetta di band che aspettano solo di poter suonare. Detto questo, quanto è importante, dal tuo punto di vista, investire sulla musica emergente?

NW investe nella musica e nell’arte emergente tutti i giorni. Il suo scopo è sempre stato questo e continuerà ad esserlo. Non organizzando eventi nei locali, ma selezionando spazi e location molto intime e accurate, la selezione diventa sempre più complessa e ristretta. Cerchiamo solo di non andare incontro a una data fallimentare e di non fare ascoltare l’artista scelto ai soli quadri appesi al muro! Tantissimi direttori artistici selezionano “la tendenza del momento” – per una questione di numeri – e non mi sento di giudicarli… ma a volte dovrebbero fermarsi e dare spazio anche ad altro, trovare un modo che non nuoccia a lui e al locale.

 

Immagino che ogni giorno sarai in contatto con artisti o agenzie di booking che propongono i loro progetti. Quali sono gli errori più comuni che riscontri nel loro modo di porsi?

Il primo errore (commesso spesso anche dalle agenzie di booking e dai promoter) è senza dubbio quello di proporre o proporsi senza conoscere lo spazio a cui ti stai rivolgendo, né tanto meno le persone: sparare nel mucchio è malsano per i propri progetti, non porta a nulla. Così come quello di fingersi interessati soltanto per avere una data e chiudere un tour: io me ne accorgo “sempre”, purtroppo, e devo dire che molte volte mi fa arrabbiare.

 

In quest’era di enorme sviluppo tecnologico e mediatico, fare un disco – e poi promuoverlo attraverso i social – è diventato piuttosto facile. A rimetterci sempre di più è, purtroppo, il talento. Quale potrebbe essere un modo per incanalare tutto questo dilettantismo? Secondo te tutta questa confusione nuoce alla musica?

La confusione ahimè nuoce sempre. Ti dirò… da noi sono passate realtà musicali nuovissime, che personalmente non conoscevo, ma davvero felice di averle incontrate.

Promuovere il proprio progetto musicale non è facile e non sempre arriva dove dovrebbe. A mio avviso, il problema principale di un emergente è quello di non lasciarsi guidare da chi ne sa di più e di cadere banalmente nella rete del qualunquismo. Diciamo più semplicemente #coseacaso… peccato che l’arte ha bisogno di certezze e non di casualità. I social sono un ottimo strumento di promozione se si è in grado di usarli e diciamolo: “nessuno nasce imparato no?”. Formarsi ed evolversi non toglie nulla all’arte, anzi il contrario.

 

Secondo te, in futuro, è auspicabile un’unione tra artisti, etichette, promoter, giornalisti, addetti ai lavori quantomeno a livello locale? La musica ne guadagnerebbe?

La musica e ciò che gira intorno a lei ne guadagna sempre quando c’è rete, quando c’è collaborazione e credo che NW sia la prova. La cosa che spaventa, come sempre, sono le dinamiche sbagliate che spesso si innescano tra artisti e addetti ai lavori, dando sfogo a una sorta di rivalità e di diffidenza che non fa mai bene a nessuno.

In teoria dovremmo andare tutti dalla stessa parte. In pratica ognuno pensa a curare (a volte male) solo il proprio giardinetto, senza accorgersi di cosa succede intorno e chiedendosi perché il mercato musicale non gira come negli ‘70!

Mia nonna direbbe “tutto a posto e niente è in ordine”.

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