Artisti vs Operatori: poter parlare la stessa lingua

In questi anni trascorsi a lavorare intorno alla musica, mi è sempre stato più evidente la necessità di trovare un linguaggio comune tra chi si propone come artista e chi opera nel mondo musicale.

Spesso per l’artista appare incredibile e inaccettabile la mancanza di risposte ai propri progetti musicali; in altri casi risulta incomprensibile il motivo per cui la risposta è stata negativa; resta “di stucco” quando il live va deserto, o quando, non gli è concesso provare l’intera scaletta durante il sound-check; si sorprende se la radio non passa la sua musica e grida al complotto se non si aggiudica la vittoria di un contest.

Negli ultimi anni (diciamo un decennio) è cambiato quasi tutto di questo settore e noi operatori, per primi, non siamo stati veloci ad adeguarci: abbiamo continuato ad intendere i nostri ruoli in modo statico, tradizionale e non siamo stati in grado di proporre modalità alternative, subendo il cambiamento. Avremmo dovuto “allertare” l’artista, colui che aspira a lavorare con la propria passione musicale e dirgli “Ehi! Guarda che non è più come pensavamo potesse essere… Ehi! Guarda che tocca saperle le cose, tocca darsi da fare e tocca farsi da soli…”.

Credo che il senso di spaesamento (che unisce tutti, operatori e artisti) possa e debba essere superato.

Oggi più che mai il self-management, il sapersi gestire, per un artista, è la chiave di lettura, il grimaldello, l’apriscatole per realizzare, concretizzare e lavorare intorno al proprio progetto musicale. Il compito che noi operatori, volendo, dovremmo coprire è quello di offrire gli strumenti, segnalare minacce, spiegare dinamiche e opportunità.

Gli effetti? Sarebbero, se non risolutivi, almeno incoraggianti. Artisti consapevoli, in grado di gestire appieno il loro progetto, riconoscerne punti di forza e di debolezza, capaci di valutare se, quando e come chiedere (a questo punto direi “pretendere”) la collaborazione di quel professionista, di quell’ufficio, di quella impresa operante nel settore musicale.

Sono convinto che il self-management sia la strada da percorrere per un artista che vuole provare a vivere della propria musica. Costruire un ambiente consapevole, nel quale si riesca a parlare la stessa lingua, comprendere le opportunità e non inseguire utopie.

Che sia un buon lavoro per tutti.

1 Comment

  1. Tessie ha detto:

    It’s a real pleuasre to find someone who can think like that

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